Nola, spariti fondi destinati a “quartiere dei veleni”

Nola, spariti fondi destinati a “quartiere dei veleni”

È il momento dei soldi che arrivano in Regione vengono parcheggiati presso qualche assessorato e poi scompaiono nel nulla. O vengono distratti e impiegati per altre finalità. Dopo quelli per la Casa della Musica, che hanno innescato l’ultima guerra tra Claudio Velardi e il resto del mondo, ecco il gruzzoletto di tre milioni che il Cipe inviò nel 2004 a Santa Lucia per avviare la riqualificazione ambientale del buco più nero dell’inquinamento campano, tra Nola e Saviano – 138 alloggi e 40mila metri quadrati abbandonati da anni al centro del triangolo della morte Nola-Acerra-Marigliano. Che ha messo in allarme i redattori della rivista scientifica più autorevole del mondo, The Lancet Oncology, ma continua a lasciare indifferenti le autorità di casa nostra. Con la sola eccezione, altrettanto autorevole dell’Istituto Superiore di Sanità che un anno fa allargò l’area dell’allarme: il territorio infetto non è più solo quello del triangolo della morte ma si è esteso, attraverso gli assi mediani, definiti «le arterie del male», fino all’area flegrea. Un disastro di proporzioni bibliche che coinvolge una popolazione di oltre 300mila abitanti e fu denunciato da Report, la trasmissione di Milena Gabanelli, e che ora, e questa è una anticipazione, è sotto osservazione da parte di Striscia che sta per piombare con i suoi inviati sulla preda fradicia e pericolosa come una vera bomba ecologica.
«Abbiamo provato in tutti i modi a coinvolgere i politici di zona e quelli esterni – dice il dottor Alfredo Mazza che da anni conduce e la battaglia per la riqualificazione della Cisternina alla testa di un manipolo di volontari guardati con fastidio dai maggiorenti della politica locale inquinata quasi quanto l’immondo villaggio ridotto a scheletro – ma nessuno ci prende in considerazione anche se veniamo inondati di promesse» Che riguardano non solo lo scandalo della riqualificazione della Cisternina, ma anche, udite udite, la bonifica dei Regi Lagni che viene puntualmente annunciata e altrettanto puntualmente smentita. In queste condizioni non c’è da meravigliarsi se l’incildenza dei tumori nella zona è del 25% superiore alla media regionale ed ha avuto ripercussioni gravissime sui processi produttivi, soprattutto in campo agricolo e zootecnico.
L’ultimo tentativo Alfredo Mazza, che si è dedicato alla causa della bonifica della Cisternina, lo ha fatto il 3 febbraio scorso, scrivendo direttamente al governatore. Gli uffici di Bassolino hanno risposto ed è venuta la conferma della «scomparsa» dei tre milioni, che, invece, il Cipe ha davvero inviato rispondendo anche alle sollecitazioni di Carlo Azeglio Ciampi il quale, dal Quirinale, raccolse e fece suo l’appello delle associazioni ambientaliste.
Quegli «spiccioli», naturalmente, non basterebbero a ripulire l’immondo ammasso di edilizia fatiscente e la sporcizia dei rifiuti tossici che si sono accumulati, ma potrebbero servire a dare una spinta all’insediamento di un Centro di ricerca sui rischi ambientali, sottoscritta da una intesa che è stata seppellita tra le macerie. La vicenda che raccontiamo è emblematica dell’inesistenza di una qualsiasi politica ambientale. . Gli ultimi occupanti furono gli sfollati del dopo terremoto, ora è tutto un abbandono e, per giunta, il regno di tossici e barboni che vivono in simbiosi con i cani randagi che razzolano tra i rifiuti. A poche centinaia di metri di distanza a completare il quadro mortificante ci sono i resti del villaggio dell’età del bronzo. Ma questo interessa poco.
«La Cisternina – dice Salvatore Velardi della Cgil – è la madre di tutte le questioni del nostro territorio e deve essere risolta all’interno del Piano di coordinamento territoriale della Provincia. È tutto pronto, manca la volontà politica». Stesso discorso anche da parte del consigliere regionale Sommese. Da tempo, invece, non si fa sentire, la voce autorevole di Paolo Russo.
All’accordo di programma – sottoscritto da Regione Campania, Comune di Napoli, Comune di Saviano, Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia e Arpac – si approdò, al termine di una defatigante trattativa, otto anni fa (il 14 marzo del 2001) sull’onda di una sollevazione popolare: sembrava tutto finalmente avviato, ma dopo qualche mese sulla Cisternina è di nuovo calato il silenzio. Eppure in calce a quel documento c’erano firme quanto mai autorevoli e tali da garantire le attese del Comitato civico e dell’associazione Napoli-Bordeaux capofila della protesta: Luigi Nicolais, allora assessore alla Regione Campania, Riccardo Marone per il Comune di Napoli, Carmine Sommese per il Comitato di Saviano ed Enzo Boschi per l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Nobilissime le intenzioni: il Centro di ricerca avrebbe assorbito trecento ricercatori e avrebbe fermato l’emorragia dei cervelli che scappano da Napoli. Chi se ne ricorda più? (Carlo Franco, Corriere del Mezzogiorno, tratto dalla rassegna stampa di PeaceLink Campania)

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